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Albero della vita significato

Archetipo per eccellenza della forza della Natura, l‘albero ha da sempre rappresentato l’idea di una creatura vivente forte e al contempo misteriosa: le sue dimensioni, la potenza silente delle sue fronde, la durata della sua vita straordinariamente superiore a quella umana, hanno colpito sin dall’antichità l’immaginario dell’uomo, che alla figura dell’albero ha ricondotto numerose leggende e tradizioni.

E così, accanto alla mitologia e ai racconti fiabeschi, che alla foresta e ad alberi possenti riconducono sovente la ricerca epica dell’eroe di turno, anche le tradizioni religiose e filosofiche di gran parte delle culture umane hanno preso in prestito le caratteristiche degli alberi per descrivere simbolicamente qualità e speranze dell’uomo e del suo rapporto col divino.

La Sephira ebraica: il seme che genera la vita

Nella simbologia ebraica, all’Albero della vita va ricondotta l’energia divina della Creazione. La teogonia cabalistica descrive l’Albero della vita come il primo frutto della Sephira, il seme da cui tutto è stato creato: questo seme, sprigionando l’energia del Creatore, avrebbe dato origine alle ramificazioni della vita, come continuo processo di elevazione dell’umano al divino.

Infatti, a partire dalle radici che, ben salde nel terreno, rappresentano la nascita mortale dell’uomo, la vita viene considerata come una continua risalita lungo il tronco dell’albero, che si conclude raggiungendo i rami elevati verso il cielo: solo attraverso lo sforzo di tale ascesa, l’uomo può tentare di liberarsi della sua condizione e aspirare a raggiungere lo scopo vero dell’esistenza, il ricongiungimento con Dio.

Il significato dell’albero della vita nella tradizione biblica

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L’albero della vita con le sue radici bene in vista a simboleggiare la forza della natura

L’Antico Testamento, e in particolare il libro della Genesi, descrive la creazione del mondo ad opera di Dio. Il Signore, dopo aver creato l’Universo e i primi uomini, avrebbe posto questi ultimi nel Giardino dell’Eden, un luogo di assoluta pace e abbondanza in cui muovere i primi passi del genere umano.
L’esegesi ebraica insegna che, originariamente, nell’Eden era presente un unico albero sacro, ma che, successivamente, Adamo si rese colpevole di aver separato le radici in due parti, dando origine a due alberi: l’Albero della Vita e l’Albero della conoscenza del bene e del male. Dio pose l’espresso divieto agli uomini di nutrirsi dei frutti del secondo, mentre analoga proibizione non pose con riferimento al primo.

Il significato che se ne trae, secondo la tradizione giudaica, è che Dio, pur avendo impedito agli uomini di poter accedere alla conoscenza suprema, ciò nondimeno concesse loro di seguire i propri comandamenti e condurre così una vita orientata al compimento del disegno divino. È per questo motivo che la stessa Torah, l’insegnamento religioso, è considerata dai rabbini come Albero della Vita.
Pertanto, Dio, nel proprio disegno originale, concesse agli uomini una vita immortale e beata, alla condizione di non osare a valicare i limiti della dimensione terrena (rappresentati, appunto, dal divieto di nutrirsi dei frutti dell’Albero della conoscenza).

E così, quando Adamo ed Eva mangiarono il frutto del peccato, dopo la tentazione del serpente, subirono la punizione divina: la perdita dell’innocenza e della beatitudine di una vita libera dal male, e, soprattutto, la condanna alla consumazione della vita, con la mortalità.

L’albero della vita nel cristianesimo

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Nel Cristianesimo ,a sotira dell’albero della vita si fonde con la storia dell’albero da cui fu preso il legno per la croce di Gesù

Il significato dell’Albero della Vita nel cristianesimo differisce in parte da quello, appena descritto, dell’Antico Testamento.
La liturgia ecclesiastica considera l’Albero della Vita come una rappresentazione della Passione del Cristo e del sacrificio compiuto dal Figlio di Dio per la redenzione degli uomini: l’albero della Croce è quindi la fonte della salvezza degli uomini ed esso risiede nel cuore di ogni sincero credente, come pianta simbolica da coltivare per ottenerne il sacro frutto (la comunione con gli insegnamenti di Gesù e, per suo tramite, con Dio).

Nella prospettiva della liberazione dal male dopo la resurrezione e nella promessa della vita eterna per gli uomini senza peccato, l’albero della vita appare anche nel Libro dell’Apocalisse associato all’idea del Paradiso.
L’apostolo Giovanni, infatti, afferma che, dopo la fine del mondo conosciuto, con il Giudizio Universale, Dio avrebbe concesso, a coloro che avessero seguito gli insegnamenti della Chiesa durante la propria esistenza, la possibilità di nutrirsi dei frutti dell’albero della vita.

Dunque, al pari del simbolismo presente nell’Antico Testamento, l’Albero della vita rappresenta la vita eterna e in comunione con la divinità. Differentemente dalla Genesi, tuttavia, dove l’immortalità era vista come una condizione di santità originaria e successivamente smarrita dall’uomo, nell’Apocalisse diviene ricompensa promessa per i giusti.

L’Albero della vita compare anche nella descrizione del Paradiso, denominato anche come la Nuova Gerusalemme. Nella piazza della città si trova l’albero della vita, i cui frutti e le cui foglie possono guarire le nazioni: il significato dell’albero è quindi nella condizione beata di chi ha meritato l’accesso al cospetto di Dio e può beneficiare dei frutti di una vita orientata alla purezza e alla privazione dal peccato.

Il significato dell’albero della vita nelle altre culture

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Un trittico artistico rappresentante l’albero della vita

L’Albero è comune anche a numerose altre tradizioni culturali, sorprendentemente lontane tra loro nel tempo e nello spazio.
Nella mitologia norrena è presente la figura di Yggdrasil, gigantesco albero cosmico che si trova al centro dell’universo e le cui radici affondano nei tre piani dell’esistenza: la casa degli Dei minori, la dimora dei Giganti del Ghiaccio, che dominavano la Terra prima della comparsa degli uomini, e il Regno dei morti, il Nifhleim. La cima dell’albero, invece, sorregge Asgard, la Casa dove risiedono le divinità maggiori.

L’albero della vita, così, congiunge tutto il creato in un unico tronco, che costituisce simbolicamente il collegamento tra il mondo terreno e quello celeste: Yggdrasil è, quindi, un ponte che collega le dimensioni ultraterrene, poste alle sue radici e sopra la sua chioma, con la Terra degli Uomini. Per accedervi, gli Uomini devono attraversare l’arcobaleno Bifrost.

Nella chioma dell’albero si trova il nido dell’Aquila, simbolo della forza creatrice e del Bene; invece, tra le radici aveva dimora il Serpente Nidhogg, simbolo della forza distruttrice e, come già visto, animale noto come sinonimo del Male anche alla lontana tradizione biblica.

In altri termini, la mitologia nordica identifica l’Albero della vita come il luogo di incontro tra le forze duali che caratterizzano l’esistenza: la creazione e la distruzione, il Bene e il Male. Non a caso, è proprio al centro di Yggdrasil che viene ad essere convogliata la dimensione divina con quella terrena, è lì che avviene il confronto tra forze positive e negative.

Nel mito sumero, Inanna, Regina del Cielo e della Terra, piantò nel Giardino Sacro l’albero di Huluppu, in tal modo garantendo, metaforicamente, l’unione tra il mondo sensibile e quello ultraterreno.

Gli Indiani Cherokee, invece, tramandavano la leggenda del cedro A-tsi-na Tlu-gv, albero in cui Ouga, Creatore di tutte le cose, trasferì gli spiriti di coloro che erano morti perché potessero essere evocati e onorati dai vivi.

Numerosi altri esempi possono essere rinvenuti nelle tradizioni orali di molte culture: nella mitologia egizia, l’uomo e la donna nacquero come frutti di un albero divino, che al contempo rappresentava l’origine e la fine delle cose. Invece, nella cultura cinese si racconta di un albero i cui frutti, maturi soltanto una volta ogni 300 anni, consentivano a chi se ne nutriva di diventare immortale.

Stupisce la comune dimensione sacra che, pur con rappresentazioni e tradizioni divergenti, viene riconosciuta all’albero, probabilmente originata proprio dalle sue caratteristiche, che dovevano aver suscitato non poca meraviglia nelle culture antiche: la capacità di dar frutti e quindi, metaforicamente, di fornire la vita; la fermezza di fronte ai cataclismi naturali; la capacità di vivere per molti secoli, quindi ben oltre la durata normale della vita di un uomo, forse il tratto che più ha favorito l’assimilazione dell’albero al concetto di immortalità.

L’albero nel pensiero filosofico e scientifico

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Un manufatto artistico che rappresenta l’albero della vita in molte varianti colorate

Presso gli antichi Greci e, successivamente, anche a Roma, le tecniche di arboricultura erano particolarmente raffinate: venivano, infatti, organizzati veri e propri eventi pubblici per la prima semina degli alberi da frutto, quasi a rendere omaggio a questa creatura capace di rinnovare la vita, attraverso il suo processo di crescita e riproduzione.

Nel pensiero filosofico pre-cristiano, l’albero è riconosciuto come fonte di connessione tra la Madre Terra e l’Universo. Anticipando la conoscenza scientifica, che deve molto al contributo dei pensatori classici, si riteneva che la capacità degli alberi di assorbire la luce del Sole e trasformarla in frutti rappresentasse la più potente testimonianza della forza della Natura.

Oggi sappiamo che, tramite le cellule presenti nelle foglie e il processo di fotosintesi, gli alberi sono effettivamente in grado di trasformare le radiazioni solari in nutrimento, rappresentando così la fonte originaria di energia per tutti gli altri esseri viventi.

All’oscuro del contributo scientifico, che ha dimostrato l’importanza delle foreste per il riciclo dell’ossigeno e per la purificazione dell’aria che respiriamo, i naturalisti antichi discorrevano, già millenni fa, del ruolo fondamentale degli alberi nel processo di trasformazione della materia:

attraverso il ponte ideale, rappresentato ad un capo dalle radici e all’altro dalle sue foglie protese verso il cielo, l’albero consente alla materia terrena di poter essere convertita nell’immateriale celeste, dando così vita al ciclo biologico che permette la vita sulla Terra.

Le rappresentazioni artistiche dell’albero della vita

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Una collana in argento con ciondolo che rappresenta l’albero della vita

Alla luce di tali e variegate tradizioni religiose, filosofiche e scientifiche, non stupisce che alla figura dell’albero siano dedicate anche numerose rappresentazioni artistiche.
Un celebre esempio è dato dall’Albero della vita di Gustav Klimt: l’opera, concepita nel 1905 come elemento di arredo della residenza di un benestante industriale belga, si compone di tre diversi pannelli, lunghi sette metri, ornati da mosaici di marmo, corallo e maioliche. Ai due estremi si pongono le rappresentazioni della danzatrice (l’Attesa) e della coppia che si ricongiunge (l’Abbraccio).

Il pannello centrale, che è occupato, appunto, dal maestoso Albero della Vita, è realizzato con mosaici dorati e, pur nella rappresentazione visionaria e moderna che caratterizza l’opera dell’artista austriaco, esso conserva il significato espresso da secoli nella tradizione pittorica:

l’albero come origine e passaggio della vita, come suo perpetuo rinnovarsi e, tradotto nella dimensione umana, come luogo di passaggio verso un bene superiore.

Anche il cinema, la settima arte, conosce alcune rappresentazioni dell’Albero della vita. Una delle più note è senz’altro quella contenuta nell’omonimo lungometraggio di Darren Aronofsky (The Fountain, in lingua originale): nel racconto di lotta disperata del protagonista contro la perdita dell’amata, dovuta ad una malattia incurabile, il viaggio metafisico conduce l’uomo dinanzi ad un albero morente, che rappresenta la fine della vita.
L’albero, in questo film, pur apparendo inizialmente disseccato e quindi privo della sua dimensione salvifica, mostra al protagonista il necessario dualismo dell’esistenza, a metà strada tra la vita e la morte: il ciclo dell’uomo muove così, attraverso la morte, verso una nuova rinascita, in un rinnovarsi inesauribile che è, appunto, l’essenza stessa della vita.

Conclusione

Misterioso e al contempo accattivante, l’Albero della Vita sembra costituire tra i pochi archetipi immaginari che accomunano tutte le culture umane. La quasi istintiva spontaneità con cui si ricollega a questo simbolo il significato di forza creatrice, di fulcro della vita e di passaggio rinnovatore dopo la morte, sembra non essere destinata a tramontare.
Infatti, ancora oggi molte persone riconoscono nell’Albero della Vita un segno beneaugurante e, non a caso, se ne trovano rappresentazioni in ciondoli, gioielli, portachiavi, oggetti di arredo, che vengono regalati allo scopo di augurare ad una persona cara una vita ricca e piena di frutti, in armonia con le proprie radici e capace di aspirare a raggiungere alte vette di conoscenza, saggezza e felicità.

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